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15 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA PEOPLES OF EUROPE, RISE UP!
CAMBIAMO L'EUROPA, CAMBIAMO L'ITALIA
Corteo da piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni – ore 14.00
Sono già centinaia le organizzazioni nazionali e locali, le reti, i movimenti che stanno preparando la loro partecipazione al grande, plurale, pacifico corteo che nel pomeriggio del 15 attraverserà le vie della Capitale, prima tappa di un percorso di mobilitazione che continuerà anche dopo quella giornata.
La manifestazione partirà alle 14.00 da piazza della Repubblica e, dopo aver attraversato via Cavour, Largo Corrado Ricci, via Dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, via Labicana, via Manzoni, via Emanuele Filiberto, raggiungerà piazza San Giovanni.
210 le mobilitazioni già previste il 15 ottobre in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia causata dalle politiche anticrisi, che difendono i profitti e la speculazione finanziaria.
Il 15 ottobre una grande e pacifica manifestazione di popolo a Roma
La crisi va pagata da chi l’ha provocata
Quando Di Pietro, con incredibile leggerezza, ha affermato che se Berlusconi non se ne va “qui ci scappa il morto”, probabilmente pensava di immolare qualcuno dei suoi spingendolo a darsi fuoco, modello neo-bonzo, sotto Palazzo Chigi o Palazzo Grazioli. Ma poi “Libero”, giornale-guida in ogni tipo di provocazioni, gira l’accusa di cercare il morto, pur di far cadere Berlusconi, agli organizzatori della manifestazione del 15 ottobre a Roma.
Sono farneticazioni interessate: pur nella assoluta ripugnanza generale verso il governo Berlusconi, in Italia non c’è proprio nessuno/a disposto a versare una sola goccia di sangue per contribuire a portare al governo i Bersani o i Casini, i Montezemolo o le Marcegaglia, sapendo che applicherebbero le stesse orrende politiche liberiste di Berlusconi e Tremonti, continuando a far pagare la crisi ai settori sociali più deboli e indifesi e non a chi l’ha provocata.
La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia attraverso le politiche anti-crisi dei governi finalizzate alla difesa dei profitti, dei settori forti della società, della speculazione finanziaria.
CENTINAIA DI MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO L’ARROGANZA PADRONALE E GOVERNATIVA
Tra i miasmi postribolari che esalano dai palazzi del Potere, centinaia di migliaia di lavoratori/trici e studenti oggi hanno portato nelle strade di decine di città italiane una ventata di aria fresca, di ribellione e protesta contro l’arroganza padronale e governativa.
Nel quadro dello sciopero generale convocato dai COBAS (con partecipazioni significative soprattutto nella scuola, con medie del 25% nelle principali città, ma positive anche nella Sanità, in vari settori del Pubblico Impiego, alla Telecom, alle Poste, a cui si aggiunge il notevole successo dello sciopero dei trasporti urbani, tra il 50 e il 90% nelle principali città, anticipato a due giorni fa) e di quello convocato per i metalmeccanici da Fiom, COBAS e altri sindacati di base (con partecipazioni fino al 70-80% nelle province più significative), lavoratori/trici del lavoro pubblico e privato, insieme a tanti studenti medi e universitari, hanno oggi manifestato per dire al Paese e al mondo che l’Italia non è quella orripilante e grottesca realtà disegnata dalle ultra-corrotte contorsioni di un potere senza freni né limiti istituzionali, politici, morali e culturali.
In particolare come COBAS abbiamo svolto 16 manifestazioni, a ROMA, dove si è registrata la presenza più rilevante con circa 15 mila lavoratori/trici, studenti e migranti per le vie del centro, TORINO, CAGLIARI, PALERMO, FIRENZE, TERNI, BARI, NAPOLI-Pomigliano, SALERNO, GENOVA, TRIESTE, LIVORNO, POTENZA, PADOVA, LANCIANO, SIRACUSA. In tutti i cortei e nei comizi finali, si è sottolineato il senso dello sciopero: difendere gli operai aggrediti dall’arroganza di un padronato paras- sitario e reazionario, incapace di innovare e di ideare, voglioso di ridurre i salariati a “neo-schiavi” con retribuzioni da Terzo Mondo, e che vorrebbe estendere l’Accordo-Vergogna di Mirafiori a tutto il mondo del lavoro; salvare una scuola e una Università massacrate da tagli pesantissimi a posti di lavoro e finanziamenti; opporsi alla precarizzazione dilagante del lavoro e della vita; riconquistare redditi e pensioni adeguate, occupazione, i servizi sociali e beni comuni, i contratti nazionali, sbloccando quelli del Pubblico Impiego, e diritti sindacali, espropriati dai sindacati concertativi e negati a milioni di lavoratori, ai COBAS e al sindacalismo di base.
Forte è stata la richiesta di potenziamento ed estensione di quel fronte sociale che oggi abbiamo iniziato a mettere in campo e che deve rovesciare la politica del padronato e del governo, facendo pagare la crisi a chi l’ha provocata e ne ha tratto profitti, e non ai settori più disagiati e indifesi della società, smascherando anche la finta "opposizione" parlamentare e i sindacati collaborazionisti. Molte critiche sono state rivolte dai manifestanti al rifiuto, da parte della Fiom, di arrivare ad iniziative comuni nelle varie città con i COBAS e il sindacalismo di base. Da tutte le piazze è venuta la richiesta di nuove giornate di lotta comune, per arrivare in tempi ragionevolmente rapidi ad una nuova scadenza di sciopero generale con un fronte di protesta ancora più ampio e con una unità d’azione superiore a quella messo in campo oggi, scavalcando veti e divieti e prendendo atto che il silenzio della segretaria generale Cgil Camusso, ieri a Bologna davanti alla richiesta Fiom di convocazione Cgil dello sciopero generale, è il definitivo rifiuto da parte di chi non ha alcuna intenzione di giungere davvero ad uno scontro con il potere economico e politico.
LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
28 GENNAIO SCIOPERO GENERALE
I PENSIONATI CON I LAVORATORI E I GIOVANI
CONTRO LE POLITICHE ANTIDEMOCRATICHE PADRONALI E GOVERNATIVE
Il potere economico e politico liberista, che ha trascinato l'Italia e parte del mondo nella più grave crisi del dopoguerra, invece di pagare per la sua opera distruttiva, cerca di smantellare ciò che resta delle conquiste sociali, politiche e sindacali dei salariati/e e dei settori popolari.
La politica di questo governo colpisce direttamente anche i pensionati:
Ø da anni (dal 1992) le nostre pensioni di anno in anno non fanno che perdere valore;
Ø gli stessi sindacati Confederali riconoscono che il valore d’acquisto delle nostre pensioni in 19 anni si è svalutato del 40% a causa dell’inflazione;
Ø la perequazione delle pensioni all’aumento dei prezzi non è mai stata tanto debole, l’anno scorso sono aumentate dello 0,7%, quest’anno dell’1,26% (valore medio);
Ø l’aggancio delle pensioni alle dinamiche salariali, che aveva salvaguardato le pensioni fino al 1992, è scomparso non solo dai programmi dei governi ma dagli stessi obiettivi dei sindacati confederali;
Ø l’aumento continuo dell’età pensionabile, oltre che penalizzare fortemente i lavoratori stessi, impedisce l’assunzione dei giovani.
GRANDE PROVA DI RESISTENZA OPERAIA ALLA FIAT
VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 28 GENNAIO
Il risultato del referendum-capestro alla Fiat Mirafiori, costituisce un grande esempio di resistenza e di forza operaia e deve tradursi in uno stimolo per tutti i salariati e i settori popolari per una rivolta di grandi dimensioni contro l’arroganza padronale e governativa, a partire dallo sciopero dei metalmeccanici convocato per il 28 gennaio dalla Fiom ed esteso dai COBAS a sciopero generale di tutti i lavoratori/trici.
I COBAS CONVOCANO lo SCIOPERO GENERALE per il 28 GENNAIO
Il potere economico e politico liberista, che ha trascinato l'Italia e parte del mondo nella più grave crisi del dopoguerra, invece di pagare per la sua opera distruttiva, cerca di smantellare ciò che resta delle conquiste sociali, politiche e sindacali dei salariati/e e dei settori popolari.
Nell'ultimo biennio il governo Berlusconi, sulla scia del centrosinistra prodiano, ha cancellato centinaia di migliaia di posti di lavoro nelle fabbriche e nelle strutture pubbliche (a partire dalla scuola: 140 mila posti in meno ed espulsione in massa dei precari), ingigantito il precariato lavorativo e di vita, imposto catastrofiche "riforme" della scuola e dell'Università, nel Pubblico Impiego bloccato i contratti e con il decreto Brunetta sequestrata la contrattazione e i diritti lavorativi e sindacali, come fatto a livello generale con il "collegato lavoro".
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